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“Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una Rete oscura ché la diritta via era smarrita”.

Che se ci fosse un Dante 2punto0, nato appena una trentina d’anni fa,
i cerchi li popolerebbe così:

al cerchio zero (essendo Dante un informatico) metterebbe i programmatori,
quelli che si cibano di binario, che codificano senza analizzare, che conoscono solo la sintassi

al primo cerchio metterebbe gli analisti,
quelli che in ogni problema vedono un algoritmo e uno schema E/R che qualcuno pensa ancora sia un telefilm

al secondo cerchio i social guru, gli “scienziati” della comunicazione, i finti maestri, gli studiosi del niente ma che conoscono il tutto

al terzo cerchio i grafici,
i selezionatori delle tonalità, sensibili conoscitori delle differenze tra il violetto lavanda e lavanda essiccata

al quarto cerchio i SaldaDiodi,
i professionisti dell’hardware, quelli che col saldatore e un po’ di stagno pensano di risolvere i problemi del pianeta

al quinto cerchio i WebCosi,
profondi conoscitori della Rete quella vera, gli htmllisti pentiti dall’antico accostamento tra il rosso e il verde acqua

al sesto cerchio gli iPhonisti,
quelli che si scambiano per rappresentanti della Apple tanti sono i dispositivi a mela morsicata che possiedono ed esibiscono

al settimo cerchio i VoglioSoloOpenSource,
i talebani del software libero a oltranza anche quando questo non funziona “ma è sempre meglio di…”

all’ottavo e ultimo (9, direbbe Dante, è da 0 a 8) i tuttologi,
quelli che passano dall’assemblare il computer all’analizzare un applicativo, al progettare un database che “l’informatica è informatica e non si studia sui libri ma s’impara sul campo”. Possibilmente zappando!

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Un abbraccio può essere virtuale? Stiamo sui social network, è vero. Ci trascorriamo un bel po’ di tempo a condividere momenti delle nostre giornate, a scambiare quattro chiacchiere se andiamo in chat, a postare le nostre foto se ci va di “metterle in comune”. Ma davvero abbiamo bisogno di abbracci virtuali? Ve lo chiedo perché è stata presentata una giacca, Like-A-Hug, ideata da una studentessa del MIT Melissa Chow, che ad ogni Mi piace che qualcuno clicca sui nostri post di Facebook attiva un sistema infernale di fili che fa gonfiare il giubbotto e dovrebbe darci la sensazione dell’abbraccio.
A parte la mia associazione mentale con il misuratore di pressione automatico che di suo mi dà un bel fastidio, ho pensato a quanto questo sistema possa essere “invasivo”. Sì perchè spesso, anche se scriviamo su Facebook, non è che poi andiamo a contare il numero dei Mi piace (ma soprattutto forse non è con un Mi piace che si vuol dire t’abbraccio). Ci può far piacere sì aver scritto una cosa che interessa, ma…al punto da ricevere un abbraccio ad ogni Mi piace, anche no.
A parte questo, mi fa una gran tristezza pensare che qualcuno possa aver pensato all’abbraccio come ad una cosa esclusivamente meccanica. Come un qualcosa da riprodurre in laboratorio. L’abbraccio virtuale è una parola gentile, un messaggio per salutarci se siamo distanti, una faccina che sorride, una frase giusta in un momento in cui ne abbiamo bisogno, una telefonata quando non ce l’aspettiamo. L’abbraccio è questo. Non è certo un meccanismo che ti toglie l’aria stringendoti in vita.

“Ma come non sei su Facebook? Ci sono tutti!” Effettivamente se non siete ancora sbarcati sul “sito in blu” potreste essere considerati delle mosche bianche. Ma se siete ancora degli Asocial e non vi siete iscritti a nessun social network, prima di farlo potete fermarvi ancora un attimo, pensare quello che più può interessarvi e registrarvi di conseguenza. Inutile avere un account su Facebook, uno su Twitter, un paio su Pinterest (magari perché vi eravate già registrati e non ricordate nemmeno più la password). Proviamo a capire insieme a cosa servono i principaloli social network.

Facebook. Questo è il social più social che c’è, perché effettivamente ci trovate davvero molte delle persone che conoscete. Prima di fare Login la guida  di Chiara Cini può esservi utile. Potete ricercare gli amici di scuola, i vicini di casa, i colleghi di lavoro e condividere foto, pensieri, poesie, aforismi. Tutto quello che vi capita per le dita. E il difetto a volte è proprio questo: vi scorreranno una valanga di notizie che vi interesseranno davvero poco. Effetto collaterale: noia.

Twitter. Avrete sentito dire dei cinguettii, del presidente Obama che ci ha vinto le elezioni (molti la fanno così, semplice), del fatto che potete seguire anche personaggi famosi. Registrando un account Twitter potete seguire chiunque. A differenza di Facebook il seguirsi non è reciproco, quindi anche i personaggi più famosi possono essere letti senza avere da loro “l’amicizia”. E’ forse per questo che in bacheca vedrete scorrere notizie molto interessanti se sceglierete le persone giuste da seguire. Ma attenzione: Twitter va conosciuto almeno un po’. Vi consiglio di leggerci un bel libro (come la guida di Federica Dardi). Effetto collaterale: disorientamento e abbandono del campo.

Pinterest. Qui si “ragiona” per board o lavagna sulle quali poter attaccare come nelle vecchie lavagne magnetiche delle immagini o dei video che ci hanno colpiti gironzolando su Internet. Questo social è molto semplice. Si può guardare le board di altri, costruire le proprie, rifugiarsi in questo bel posto pieno di immagini. Prima di registrarvi potete leggere questo post interessante di Sara Maternini. Se però non trovate un tema da seguire e da costruire, vi annoierete molto presto. Effetto collaterale: frastuono da immagini.

Pensateci su ancora un po’. Non c’è fretta. E quando deciderete di diventare più Social vedrete che sarà difficile rifare un passo indietro.

Benvenuti ai visitatori casuali, ai navigatori senza meta, ai timonieri che si orientano senza difficoltà, a tutti quelli che vogliono crescere nelle competenze ICT mangiando “un bit al giorno”.

Questo spazio vuole proporre approfondimenti sui temi dell’informatica, dei social media, di tutto ciò che può servire a migliorare le giornate usando le nuove tecnologie. Sì, perché non ci si può incartare su Facebook, farsi prendere da una crisi di nervi di fronte a un foglio Excel o ricorrere ai calmanti perché non troviamo un buon antivirus.

Per diventare bravi “barcamenanti” che non sprofondano nella Rete e non si fanno inghiottire dalla balena tecnologica bisogna necessariamente leggere, provare, sperimentare. E crescere così, piano piano. Un bit al giorno.