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Dimenticanze, lapsus e altri modi di comportarsi

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Non so se sono capace, se devo leggere il manuale mi ci vuole tempo (e io non ho tempo per leggere, per fare altro sì)

Non è di mia competenza (un evergreen)

Senti il mio dirigente se posso farlo, ma per iscritto, mettendo in conoscenza se possibile altri n soggetti (con n che potenzialmente tende a + infinito)

E’ il programma che non funziona (e io non ho tempo da perdere col programma, con altre cose sì)

Il computer è vecchio e non funziona (e io non ho tempo da perdere col computer, con altre cose sì)

Ma perchè devo farlo? (facendo trapelare l’intenzione di aprire un dibattito filosofico sul perché della vita)

Ma perché solo io ho questo problema? (con la stessa intenzione di prima)

Ho scritto di questo problema mesi fa (non è dato sapere a chi, quando e il contenuto altrimenti tutto è troppo semplice)

Non è certo colpa mia (ovvero la colpa è la tua)

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Cartella clinica digitale e sanità 2.0. Li mettiamo in un decreto. Ma poi succede questo.

Ospedale, ore 14.30. Arrivano sette donne in stato di gravidanza a cui se ne aggiungono altre due col pancione pochi minuti dopo. Cambia la prescrizione medica per ciascuna di loro, ma resta invariato l’orario: per tutte l’appuntamento è fissato alle 14.30. Iniziano le discussioni, normali in questi casi visto che c’è chi è affaticato, chi ha preso un permesso dal lavoro, chi ha i figli a casa che aspettano. Nessuna è disposta a lasciare il posto alle altre. L’eliminacode non c’è. Troppo 2.0. Bisogna mettersi d’accordo. A detta dell’impiegata della direzione è facile. “Che ci vuole a stabilire chi è arrivato prima?

Il medico inizia le visite. Dice di non avere la lista dei nomi. Si va in ordine d’arrivo. Alla fine, dopo qualche mezza litigata, qualche urlo e mezzo insulto ci si accorda per forza. Si stila una lista su un pezzetto di carta. Lo stesso che informaticamente dovrebbe avere il dottore, ma l’informatica si sa che non è affidabile e allora tanto vale non usarla.

Dopo quasi due ore una persona non ce la fa più. Si alza in piedi, bussa alla porta del dottore e chiede spiegazioni per quella fila che non scorre, per gli appuntamenti non rispettati, per il fatto che nessuno ti dà una informazione neppure a pagarla oro. Così, parlando, si scopre che alcune persone aspettano nel posto sbagliato. Perché vero che il CUP ti prenota e scrive di andare al primo piano, vero che al punto informazioni ti dicono al primo piano, vero anche che in direzione confermano che sia al primo piano (“Ma loro che ne sanno?”…certo si occupano “soltanto” della gestione della struttura!). Ma in realtà la visita si fa al secondo. Non te lo dice nessuno. “Sa il personale scarseggia” è la risposta immediata. E invece no. Non scarseggia il personale. Scarseggia un’organizzazione adeguata. Che non si fa con l’informatica ma si fa con teste pensanti. Scarseggia il buon senso. Ne basterebbe appena un grammo e invece…

Benvenuti ai visitatori casuali, ai navigatori senza meta, ai timonieri che si orientano senza difficoltà, a tutti quelli che vogliono crescere nelle competenze ICT mangiando “un bit al giorno”.

Questo spazio vuole proporre approfondimenti sui temi dell’informatica, dei social media, di tutto ciò che può servire a migliorare le giornate usando le nuove tecnologie. Sì, perché non ci si può incartare su Facebook, farsi prendere da una crisi di nervi di fronte a un foglio Excel o ricorrere ai calmanti perché non troviamo un buon antivirus.

Per diventare bravi “barcamenanti” che non sprofondano nella Rete e non si fanno inghiottire dalla balena tecnologica bisogna necessariamente leggere, provare, sperimentare. E crescere così, piano piano. Un bit al giorno.