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pozzetto

Piovono iniziative di formazione da e in ogni dove.
Piovono corsi, eventi, workshop, convegni digitali.Piovono opportunità di crescita dalla Rete.
Piovono eserciti di esperti pronti a formare le menti.
Piovono politici e PA entusiasti di poter dire che sono 2.0 perché sostengono il digitale.
Piovono plotoni di partecipanti contenti di poter usufruire di iniziative gratuite.

Peccato che la pioggia nasconda un fine non banale: quello di far usare software proprietari e non liberi.
Peccato che la pioggia mascherata da volontà di conoscenza condivisa nasconda altri interessi.
Peccato che chi sta sotto la pioggia non sia sempre pronto a capire.
Peccato che proprio le PA che dovrebbero riparare dalla cattiva pioggia la mettano in bella mostra.
Peccato. Perché con questa siccità di pioggia buona ce ne vorrebbe.

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forma

Quando mi chiedono che lavoro faccio ho sempre un attimo di imbarazzo. Perché faccio l’informatico “di mestiere” (o si dice informatica per parità di genere?) e spiegarlo è sempre difficile. Se dici analista pensano allo psicologo. Se dici programmatore pensano che vendi i computer. Ma in realtà quello che mi piace sempre dire è che sono anche un formatore. Questo è forse il “mestiere” che più mi è piaciuto fare e che faccio ogni volta con grande passione.

La formazione a persone adulte è complessa. Non c’è niente di facile. Non ci sono lavagne bianche da scrivere. Spesso si trovano ostacoli grandi da superare e resistenze a prima vista inespugnabili. Soprattutto quando parli di informatica a persone che il computer lo vedono più come problema che come risorsa. Soprattutto quando scorgi negli occhi di chi ti sta davanti un misto tra sospetto perché sei giovane e non sa se fidarsi e paura di doversi affidare a quattro clic.

Ma superato il primo momento di diffidenza, conquistata la fiducia di chi ascolta, si instaura un clima di serenità, di grande rispetto, di complicità. A quel punto diventa piacevole spiegare e per gli altri ascoltare. Vedi sciogliersi anche i più rigidi, scorgi un mezzo sorriso di soddisfazione nel fare una cosa che pensavano di non riuscire a fare, apprezzi quel grazie sottovoce che ti arriva quando ti avvicini per mostrare meglio una cosa non compresa.

Questo è formare. E’ vedere crescere e cambiare chi ti ascolta. E nonostante grande sia la fatica, molto più che con i ragazzini, è per questo che fare il formatore è un gran bel mestiere. Non per tutti. Solo per quelli che hanno l’umiltà di mettersi in gioco ogni volta che si entra in aula.

Qui il vademecum che ho curato per i formatori di un progetto sull’open source.