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In tante hanno guardato il video “Mi chiamo Chiara” lanciato praticamente in occasione della festa della mamma. E tante si sono riviste in quella Chiara, di corsa, mezze struccate, esauste, stanche fin dalla mattina alle 6, quasi svampite tra un “Mamma”, un “Chiara” e un “Mi ascolti?”.

La vita delle mamme è un po’ così, senza tante eccezioni. C’è chi corre dal mattino per portare i figli a scuola e andare poi al lavoro, c’è chi corre anche se non lavora e chi fa correre papà o nonni perché a far tutto non ce la fa proprio. Eppure, nonostante le lamentele della quasi totalità, questa vita di corsa ce la gustiamo, la cerchiamo spesso per riempirci ogni attimo della giornata fino a togliere perfino i dieci minuti di noia post pasto.

Mi capita di pensare spesso alla maggior calma di mia madre, ai tempi più lenti di quando ero piccola, alle domeniche senza far niente, ai pomeriggi senza sport o attività “stimolanti per la creatività”, alle corse con i miei cugini libere e senza orari. Penso al sorriso di mia nonna e di mia madre, alla calma che si respirava a casa quando si rientrava stanchi. E paragono quella calma alla mia “tempesta”, quella che ti prende in un vortice fatto di pallacanestro-piscina-docce-catechismo-amici da invitare-pop corn-compleanni-compiti e di “Perché i tuoi non li porti a inglese e disegno e mimo? Come faranno da grandi?”. E penso che volentieri ho rinunciato (e fatto rinunciare) ad attività da carico eccessivo. Magari anche solo per stare annoiati davanti alla televisione, a guardare un cartone o a fare la merenda in pace.

La ricetta per crescere bene non esiste. Esistono libri, studi, pubblicazioni, articoli, i consigli della mamma, della suocera, della zia, della mamma perfetta dei compagni di tuo figlio, della maestra e delle sconosciute che attaccano bottone mentre aspetti che finiscano lo sport. Leggo e ascolto sempre tutti. Poi, ogni volta, mi chiedo cosa ricordo con piacere della mia infanzia e mi torna sempre in mente il sorriso dei miei. Non solo della mamma ma anche del papà. Quei papà che spesso colpevolizziamo ma che sono fondamentali anche quando non ci sono perché lavorano. Come non c’era il mio che “non lo sai che papà fa tardi e noi possiamo cenare senza di lui?”.

E allora alle “colleghe mamme” vorrei solo augurare per questa festa di fermare la tempesta, di spegnere smartphone, computer, tablet, di non cercare la felicità e il crescere bene i figli su Google ma di cercare nei ricordi, nei valori veri che abbiamo respirato. Di cercare tra quei pomeriggi di pane e marmellata, di ginocchia sbucciate, di marachelle da nascondere, di sudore che bagna la maglietta, di Big Buble attaccate nei capelli per la gara al pallone più grosso.  La ricetta della felicità è proprio lì, ben nascosta tra le piccole cose.

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La felicità è accarezzare un cucciolo caldo caldo, è stare a letto mentre fuori piove, è passeggiare sull’erba a piedi nudi, è il singhiozzo dopo che è passato“. Così diceva Charlie Brown per dire che la felicità sta in mille piccole cose come in nessuna, sta in un momento come in un’intera giornata. La felicità può anche non starci per lasciare posto alla serenità. Sicuramente la felicità non può stare in un’app.

Sull’Apple store, ad un prezzo piccolo piccolo che può farvi felici, c’è Moodscope, un’applicazione per iPhone che vi permette di registrare ogni giorno i vostri stati d’animo inserendo una barretta colorata per avere a fine mese un bel grafico del vostro umore.

“Lo scopo dell’applicazone è molto semplice” si legge nella sua presentazione. Ma più che semplice potremmo anche definirlo poco interessante. Un modo per perdere il nostro tempo nello spiticchiare sul telefono per registrare uno stato d’animo che solo per il fatto di dover essere misurato non può avvicinarsi neppure alla felicità.

Mi auguro che i vostri momenti felici non siano delle barrette rosse sull’iPhone. Perché la felicità può anche essere il singhiozzo dopo che è passato. Ma quella vera non ha bisogno di essere misurata.