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Siamo così abituati a guardare il meteo sullo smartphone prima ancora del cielo al mattino che ci diventa difficile ricordare i tempi in cui il meteo non si guardava se non la sera, distrattamente, in televisione.E come erano quei tempi in cui non si sapeva se portare l’ombrello, se mettersi la felpa o la conotta, se partire per il mare o aspettare qualche settimana?

Non erano forse tempi belli, in cui ci si affidava ai proverbi, in cui al rosso di sera e al bel tempo si spera si affidavano le nostre giornate al mare o al lago?

Non erano belli i giorni in cui si partiva con gli ombrelli anche se fuori c’era sole “perché non si sa mai durante la giornata il tempo può fare brutti scherzi”?

Non era bello vestirsi a strati quando non si sapeva se avrebbe fatto caldo o freddo, portare con sé i vecchi k-way contenuti in una borsetta leggera e avere sempre un giacchetto legato in vita perché si era esagerato e invece faceva caldo?

Non era bello partire per il mare senza preoccuparsi del tempo che “tanto le previsioni non dicono la verità e noi partiamo lo stesso, che ci importa del tempo”?

Non erano belle le giornate meno programmate, con qualche imprevisto anche infelice che magari ci faceva ridere mentre correvamo a ripararci per un acquazzone improvviso?

Forse sì. O forse no. Sicuramente erano meno noiose di quattro icone racchuse in uno schermo che, volenti o nolenti, ci condizionano le giornate. E frenano i sorrisi del mattino.

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Lo dice pure una delle solite ricerche pre natalizie (la Nielsen Wire in questo caso): i bambini quest’anno sotto l’albero vogliono trovarci un piccolo pacchetto, sottile e poco pesante: quello contenente l’iPad 4 (neppure il mini iPad che sembra riscuotere poco successo). Nelle posizioni più basse ci sono Xbox, iPod, computer e smartphone. Tutta tecnologia insomma.

Niente di nuovo sotto questo cielo, nonostante lo “sconcerto” di alcuni che leggono esterrefatti le ricerche ma che poi passano tutto il giorno a scorrere il dito su un iPhone davanti ai figli. Ovvio che questi oggetti vengano visti come appetibili, soprattutto per la gran quantità di app e giochi di cui dispongono. Alcuni dei quali assolutamente istruttivi e stimolanti.

Il rischio del regalare un iPad (o un qualunque altro tablet) non dovrebbe essere un segreto però per il genitore che lo chiede a Babbo Natale. Il rischio è che, navigando liberamente senza filtri i figli (soprattutto se piccoli) in modo per loro molto molto semplice possono arrivare a siti non adatti alla loro età o scaricare lo scaricabile dall’app store contribuendo a far girare l’economia e a far diminuire il conto della nostra carta di credito.

E allora, niente di male nel regalare un tablet. Purché non lo si consideri un giocattolo come tanti. Purché i figli siano accompagnati durante la navigazione. Purché le app prima di essere scaricate siano “verificate” per capirne i contenuti e decidere se sono appropriate o meno per l’età dei nostri figli.

Se poi ci si vuole orientare più su tablet più “schermati” perché pensati per bambini si può scegliere tra ClemPad di Clementoni, Tabeo di Toys’R’Us, SuperPaquito di Imaginarium o altri che integrano già alcune funzioni per il “parental control”, ovvero per il monitoraggio di quello che i figli fanno col tablet.

Il regalo migliore rimane quello di incartare insieme al tablet qualche ora da passare con i figli. Anche strisciando un dito sull’iPad. Purché lo si faccia insieme.

Un articolo su Mashable dà indicazione del come mantenere “segrete” o quanto meno non proprio condivise le proprie foto scattate con lo smartphone o con il tablet. Vengono suggerite diverse app che si possono utilizzare (KeepSafe che crea una cartella riservata accessibile solo con password o Secret Folder che presenta un sistema di protezione con password “complesse”).

Il motivo per cui mettere al riparo alcune immagini scattate? Niente malizia. Il post cita l’esempio del figlio che, intento a giocare con un’app su iPad, magari vede (per colpa della sincronizzazione di iCloud) una foto scattata dal padre del regalo che gli si vuol fare per Natale. E..puff! Addio sorpresa e magia. Ma, certo. Quando si legge di quanto le cose contenute nel nostro telefono siano davvero a portata di sguardo, un po’ di panico viene sempre. Lo vedi negli occhi di chi non conosce bene alcune dinamiche e certi servizi. Appena spieghi come sia facile, quasi naturale, mettere i nostri dati “in comunione” vedi salire l’ansia nel volto dell’ignaro smartphonista. Che magari non va in giro a scattare foto per lui compromettenti. Ma fosse anche un particolare che vuol tenere segreto, custodito nella propria appendice trillante…

Ora, “app apparte”, basterebbe sapere come funzionano i servizi prima di usarli. Cercare su google il nome del servizio, leggere e capire a cosa serve. Così, tanto per non nascondere niente ma evitare pure di fare “Oops”, come dice il post, e portare in dono sotto l’albero una brutta sorpresa.

Su Mashable di ieri è apparso un articolo che parlava di mamme e tecnologie e di come queste spesso si sposino, soprattutto in caso di difficoltà. Quando un bambino piange, si annoia, è malato in fila dal pediatra ecco che compare la bacchetta magica tecnologica: iPad, iPhone, iPod, Nintendo e chi più ne ha più ne metta di roba che possa distrarre, azzittire, far smettere il frigno.

Il post descrive lo stupore nel vedere l’inusuale mamma, sfornita di ciucci tecnologici, intenta a far il bambino cantando. E con lo stesso stupore racconta di come effettivamente questo antico sistema sia stato più efficace di un iPod nano.

Vero che ci si abitua a tutto e quindi anche a vedere nanerottoli che giocherellano con smartphone e tablet. Vero che è tanto comodo rifilare un attrezzo con giochino incorporato che possa anestetizzare. Vero che per essere “avanti” si compra l’app studiata per far smettere di piangere i neonati. Altrettanto vero che niente di tutto questo può calmare, rasserenare, far fermare la lacrima come una canzoncina canticchiata anche in modo stonato, un sorriso, un abbraccio, una promessa della mamma.

 

Fuori piove, il cielo è grigio, non si può andare al parco. I pomeriggi sono più lenti così e sembrano non passare mai. Così ci viene in mente di “piazzare” i nostri figli davanti ad un tablet. Un’esplorazione con Dora, un pollo da tirare con la fionda, un salto nel mondo delle Winx e il gioco è fatto. Quanto siano buone queste app spesso non ce lo chiediamo. Sono lì, le abbiamo scaricate, gli amici ci giocano, che male faranno mai? Da genitori consapevoli dovremmo invece sgooglare di più e fidarci di meno. Perché non tutte le app sono adatte ai nostri figli. Sembra una cosa di una banalità disarmante, ma…

Il portale Mamamò cerca di sopperire alla leggerezza, elargendo consigli su app e tecnologia adatta ai bimbi. Una guida insomma per non perdersi nella foresta di applicazioni disponibili ma soprattutto per non sbagliare strada. Nel sito ci sono consigli e recensioni su quelle che sono ritenute le app più adatte, suddivise per categoria e per età.

Questo può essere un aiuto. Guardare solo qui non può essere l’unica soluzione ma è molto meglio che lasciare i figli in balia di un tablet. Senza demonizzare “lo strumento” che è il tablet o lo smartphone, ciò che fa la differenza è il nostro impegno nel conoscere l’uso che si può far fare agli gnomi dello strumento. Scaricare app non basta. Occorre guardare prima se sono adatte, provarle non sarebbe male e affiancare i figli mentre le usano. Nella consapevolezza che non c’è niente di più bello, con un cielo grigio e una pioggerella fina, che coperti di mantelline e muniti di grandi ombrelli farsi un giro fuori per una passeggiata. Questa app nessuno l’ha brevettata.

La felicità è accarezzare un cucciolo caldo caldo, è stare a letto mentre fuori piove, è passeggiare sull’erba a piedi nudi, è il singhiozzo dopo che è passato“. Così diceva Charlie Brown per dire che la felicità sta in mille piccole cose come in nessuna, sta in un momento come in un’intera giornata. La felicità può anche non starci per lasciare posto alla serenità. Sicuramente la felicità non può stare in un’app.

Sull’Apple store, ad un prezzo piccolo piccolo che può farvi felici, c’è Moodscope, un’applicazione per iPhone che vi permette di registrare ogni giorno i vostri stati d’animo inserendo una barretta colorata per avere a fine mese un bel grafico del vostro umore.

“Lo scopo dell’applicazone è molto semplice” si legge nella sua presentazione. Ma più che semplice potremmo anche definirlo poco interessante. Un modo per perdere il nostro tempo nello spiticchiare sul telefono per registrare uno stato d’animo che solo per il fatto di dover essere misurato non può avvicinarsi neppure alla felicità.

Mi auguro che i vostri momenti felici non siano delle barrette rosse sull’iPhone. Perché la felicità può anche essere il singhiozzo dopo che è passato. Ma quella vera non ha bisogno di essere misurata.