archivio

Ricette in salsa social

fb

Gironzoli su Facebook e inevitabilmente incontri un profilo “di coppia”. Quello col cognome doppio e la foto insieme stile Cip e Ciop. Ma si può condvidere un profilo in due?

Tralasciando regole, limiti, policy, si può esprimere una stessa opinione sempre?
Si può cliccare mi piace ed essere sicuri che piaccia ad entrambi una cosa?
Si può postare un commento ed essere all’unisono come il coro dell’Antoniano?
Si può pubblicare un pensiero, un aforisma, una frase, una foto che possa piacere a entrambi?

No. No è l’unica risposta sensata. Perché è impossibile che due persone siano sempre comunque d’accordo su come stare e cosa fare su Facebook.  Sui social network ognuno di noi dovrebbe essere unico e se stesso.

Amarsi, del resto, non significa pensarla allo stesso modo. Anzi, a volte l’amore si annida proprio tra le distanze.

Annunci

stalker

Qualche giorno fa esce un post su Gilda35 che insegna il trucchetto per vedere la lista delle persone che con maggior frequenza vengono a visitare (o sbirciare, per meglio dire) la nostra pagina Facebook. E, alla finta riluttanza iniziale che ci vede dire “Figurati se ho tempo da perdere a fare tutte queste manovre per vedere chi mi segue?” segue immediata l’applicazione in modo scientifico delle indicazioni del post.

Tutto per scoprire che a leggere la tua pagina sono tuo marito (o tua moglie o chi ne fa le veci), gli amici di sempre, quelli che segui anche tu, con cui ti scambi più saluti veri che Mi piace. E allora lo posti su Facebook, li ringrazi, non ti stupisci di certo, ma una certa tranquillità e serenità ti invade. Nonostante la delusione nel non aver trovato uno/una stalker clandestino/a (possibilmente di bell’aspetto e con un numero di anni almeno inferiore di dieci rispetto ai tuoi), ti senti un po’ felice.

Su Facebook si sa, si sbirciano le bacheche di quelli di cui ne vogliamo sapere, di quelli che ci interessano, che scrivono cose che divertono o al contrario ci commuovono. Di quelli insomma che non passano inosservati. E il sapere di non passare inosservati non da PincoPallo ma dalle persone alle quali tieni veramente, da quelle con cui condividi le giornate, da quelle che se incontri per strada riconosci di certo ti fa felice. Più dell’avere qualche ammiratore o ammiratrice sparsa per la Rete.

Leggo un commento su una bacheca: “Voglio togliere l’amicizia a tutte le donne che qui vedo splendide ma che quando decido di uscire con loro scopro sono dei mostri”. Sorrido, poi rido di gusto ma penso che questa frase nasconde una grande verità: sul social network siamo tutti migliori. Ovvio che la foto del profilo la si sceglie almeno tra quelle di quindici anni prima, scattate da fotografo professionista al matrimonio o in qualche altra ricorrenza e, se siamo scaltri, aggiungiamo qualche passatina di Photoshop. Non parliamo della cover, che si presta per pose plastiche da aspiranti modelle e modelli. Questo “nuovo” spazio tanto odiato inizialmente è diventato il detonatore dell’ego di ciascuno di noi.

Foto a parte, anche ciò che scriviamo ci rappresenta (spesso, non sempre) milioni di volte meglio rispetto a come siamo nella vita reale. Postiamo frasi sdolcinate sull’amore ma poi probabilmente abbaiamo come un Pit Bull quando si tratta di parlare con il nostro compagno di vita. Scriviamo cose bellissime sui figli ma quando si avvicinano per chiederci qualcosa reagiamo come l’orso grizzly quando gli rubi il miele perché “ho da fare sul computer che non lo vedi?”. Copiamo e incolliamo i migliori pensieri sulle mamme ma la nostra non la chiamiamo da un mese che tanto adesso i bambini sappiamo come collocarli e quindi non ci “serve” di chiamare nessuno neppure per fare un saluto rapido. Ma ovvio, direte voi. Per telefonare, uscire e andare a far visita a qualcuno, passare del tempo sereni con figli e compagni non abbiamo tempo. Ma per spiticchiare fino a notte fonda sulla tastiera in compagnia di amici che ci ritengono bellissimi sì. E’ un po’ quel che ho letto tempo fa su un libro. Mentre con la televisione ognuno poteva avere i suoi quindici minuti di celebrità, ora con il social network ciascuno è famoso almeno per quindici persone. Possibilmente che non lo conoscono e che lo ritengono virtualmente straordinario.

Internet è sinonimo di democrazia? Se qualcuno dice questo probabilmente è perché vuole esagerare confondendo o fondendo insieme fine e mezzo. La democrazia potrebbe essere il fine da perseguire. Internet un valido strumento, se usato con consapevolezza, per sostenere la democrazia. Anche il famosissimo sociologo spagnolo Manuel Castells afferma che i movimenti sociali in scena negli ultimi anni, dalle ribellioni nel mondo arabo alle proteste di Occupy Wall Street fino ai cortei degli Indignados, vedono al centro Internet e i social media o, per meglio dire, le reti wireless e la autocomunicazione di massa.

Questo non significa che Internet possa sostituire le ribellioni di piazza, tanto che Castells dice “per far scendere la gente in piazza servirà sempre un fatto reale, individuale o collettivo, capace di provocare emozione e rabbia”. Ma Internet e i social network in particolare contribuiranno a fornire una “maggiore sicurezza, libertà e influenza personale” che farà nascere movimenti, aggregherà le persone, svilupperà nuovi pensieri. Questo il ruolo di Internet. Di quella Internet fatta di persone che riescono a condividere pensieri, a confrontarsi su temi importanti , a saper cogliere dalla Rete le giuste informazioni necessarie a costruire una propria idea.

Internet non può essere democrazia. Internet è uno degli strumenti da sfruttare al meglio per arrivare all’obiettivo di una società democratica.

Come i social network possono distruggere la nostra vita sociale? Il titolo di un articolo apparso su Mashable non è solo una provocazione. Nell’articolo si racconta l’esperienza del giornalista, invitato ad una cena in cui gli ospiti iniziano a mettere foto su Istagram, poi condividono in Facebook, twittano e fanno check in su Foursquare. Insomma calcolando solo il numero di seguaci degli ospiti arriva a capire che sono diverse centinaia di migliaia le persone che sanno di quella cena.

E questo è solo un esempio banale. Pensate a tutte le volte che anche noi, pure involontariamente, attraverso le foto, i posti che frequentiamo, la gente con cui passiamo le serate possiamo essere tranquillamente “etichettati”. Tutti quelli che hanno un qualche interesse a “studiarci” se lo fanno tramite i social network hanno la strada davvero spianata. E non si può più, come si dice nell’articolo citando il libro di Goffman, essere attori con due maschere diverse a seconda del palco in cui stiamo per salire. Ma tanto meno ci si può ritirare dietro le quinte e tornare ad essere noi stessi. Questo se non decidiamo di staccarci da smartphone, tablet, pc. Dal questo network sociale che rischia di intaccare i rapporti sociali quelli veri.

Un’altro modo per raggiungere un equilibrio forse c’è: staccarsi ogni tanto e iniziare una dieta che riduce la condivisione delle foto, il far sapere dove si è, lo scrivere cosa si sta facendo in quel momento. Magari si è un po’ più asocial, ma ogni tanto disintossicarsi aiuta a recuperare i rapporti quelli veri. Per parlare con le persone che ci stanno vicine senza scrivergli in chat, per chiamare un’amica al telefono, per ascoltare gli altri invece che isolarsi, per investire un po’ di tempo nei rapporti reali. Inutile essere attivi tanto social se poi con le persone che vi circondano siete poco socievoli.

Arriva su Facebook quello che è stato soprannominato come “il pulsante dei desideri”. Accanto al Mi piace tradizionale, tramite il quale si può già dire al mondo intero quello che ci garba e quello che no, arriva il Lo voglio. Il bottone Want, annunciato dai vertici del social network, servirà a creare delle liste dei desideri dalle quali poter attingere per fare direttamente gli acquisti presso i commercianti virtuali che avranno attivato campagne promozionali nel VirtualMondo.

Comodo, direte voi. Uno vede una cosa, gli scappa un clic e, se ha la carta di credito, il gioco è fatto. Ed effettivamente il servizio potrebbe essere visto come un modo comodo e molto rapido di scegliere quel che ci serve. Attenzione però a non sottovalutare i rischi dell’operazione. Nel momento in cui dichiarate l’intenzione di voler comprare un oggetto sarà un po’ come girare con un cartello in fronte con scritto “Voglio comprarmi un tablet nuovo di zecca”. Pensate che tutti quelli che vi incontrano e che vendono tablet non ve ne offriranno uno? Ma soprattutto, non pensate che nella fretta e con la comodità a portata di mano non rischiamo di far prima a mettere il Mi voglio e strisciare piuttosto che guardarci intorno, razionalizzare se la cosa ci serve, confrontare caratteristiche e prezzi, andare a provare, leggere recensioni prima di mettere mano al portafogli?

Come sempre, di questi tempi, ciò che conta è acquistare consapevolezza degli strumenti che abbiamo a portata di clic. Anche se questa non è messa in vendita. Viene regalata con la lettura delle informazioni giuste.