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I ferri del mestiere

Lo dice pure una delle solite ricerche pre natalizie (la Nielsen Wire in questo caso): i bambini quest’anno sotto l’albero vogliono trovarci un piccolo pacchetto, sottile e poco pesante: quello contenente l’iPad 4 (neppure il mini iPad che sembra riscuotere poco successo). Nelle posizioni più basse ci sono Xbox, iPod, computer e smartphone. Tutta tecnologia insomma.

Niente di nuovo sotto questo cielo, nonostante lo “sconcerto” di alcuni che leggono esterrefatti le ricerche ma che poi passano tutto il giorno a scorrere il dito su un iPhone davanti ai figli. Ovvio che questi oggetti vengano visti come appetibili, soprattutto per la gran quantità di app e giochi di cui dispongono. Alcuni dei quali assolutamente istruttivi e stimolanti.

Il rischio del regalare un iPad (o un qualunque altro tablet) non dovrebbe essere un segreto però per il genitore che lo chiede a Babbo Natale. Il rischio è che, navigando liberamente senza filtri i figli (soprattutto se piccoli) in modo per loro molto molto semplice possono arrivare a siti non adatti alla loro età o scaricare lo scaricabile dall’app store contribuendo a far girare l’economia e a far diminuire il conto della nostra carta di credito.

E allora, niente di male nel regalare un tablet. Purché non lo si consideri un giocattolo come tanti. Purché i figli siano accompagnati durante la navigazione. Purché le app prima di essere scaricate siano “verificate” per capirne i contenuti e decidere se sono appropriate o meno per l’età dei nostri figli.

Se poi ci si vuole orientare più su tablet più “schermati” perché pensati per bambini si può scegliere tra ClemPad di Clementoni, Tabeo di Toys’R’Us, SuperPaquito di Imaginarium o altri che integrano già alcune funzioni per il “parental control”, ovvero per il monitoraggio di quello che i figli fanno col tablet.

Il regalo migliore rimane quello di incartare insieme al tablet qualche ora da passare con i figli. Anche strisciando un dito sull’iPad. Purché lo si faccia insieme.

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Una libreria online tedesca, la Txtr, ha presentato il lettore di ebook Beagle descritto come “Il più piccolo e leggero ebook al mondo” (appena 128 grammi e 5 mm di spessore). Senza considerare l’altra caratteristica che lo distingue da tutti: il più economico, visto che costa soltanto 10 euro. Le caratteristiche ovviamente non possono paragonarsi agli ereader che costano dieci volte tanto. Quindi schermo da 5 pollici (ma con e-ink 800×600), niente Wi-Fi o 3G, niente porta Usb, niente touch. Come si fa a prendere libri allora? Semplice, si scaricano tramite un’app sullo smartphone e si trasferiscono via Bluetooth all’e-reader.

Kindle, Kobo, Sony e-reader e adesso questo davvero economico. La lettura allora è meglio farla a video? E quando viene fuori questo argomento si scatena l’inferno. C’è chi gusta il profumo di un libro nuovo (esistono poi persone che si limitano a sniffare senza leggere, sembra funzioni), chi ascolta incantato il rumore delle pagine quando si girano (non proverà lo stesso incanto chi ascolta gli insonni girare nervosamente le pagine nel pieno della notte), chi racconta del piacere di veder impilati i libri in casa (avere dei volumi fa sempre molto casa di intellettuali, anche se i libri sono finti come quelli del Mercatone Uno).

Quale lettura è dunque la migliore? La migliore è quella che si fa, innanzitutto. E per poterla fare ovunque ci troviamo è ovvio che siano da preferire gli ereader (non possiamo trasportare mille volumi in neppure due etti dentro la borsa). Per poterla fare in una giornata di sole l’e-book reader è da provare, con la sua luminosità senza riflesso che aiuta a leggere meglio della carta. Per comprare dei libri a costo ridotto (anche se di recente il prezzo anche degli e-book è tristemente lievitato) consiglio ancora un e-reader. Non c’è bisogno di essere talebani. Possiamo portare un e-reader in borsa e appoggiare un insostituibile libro di carta profumata sul comodino a farci compagnia. Tutto quel che volete, insomma. Purché copertine e strumenti di lettura digitale non rimangano fermi a prendere polvere.

Debutto in Italia il giorno dei morti per il tanto decantato ed atteso (?) iPad mini. Il figlio piccolo dell’iPad è stato presentato ieri ed effettivamente somiglia ad un bel neonatino con lo schermo da 7,9 pollici, i suoi 7,2 millimetri di spessore e i 310 grammi di peso (il 23% più sottile e il 53% più leggero di un iPad3). Per il costo le aspettative erano forse diverse, visto che non c’è una enorme differenza di prezzo tra mamma e figlio. Il mini, infatti, nella sua versione a 16 Gb si pagherà 329 euro per arrivare ai 529 euro della 64 GB (se si pensa che un Kindle fire che dovrebbe essere il diretto concorrente ne costa da 199 a salire…). Non possono deludere le caratteristiche tecniche: chip A5 dual core, videocamera FaceTime HD, fotocamera iSight da 5 megapixel e wireless ultraveloce. Ovvia la compatibilità con tutte le applicazioni presenti in App store.

Nessun effetto wow, come hanno scritto in diversi su molte testate di settore. Non so bene cosa ci si aspettasse per poter fare una tale esclamazione, ma grandissime novità non ci sono. In compenso sono sicura che ci sono già quelli pronti a fare la fila per accaparrarsi un iPad mini. Magari da affiancare (e questo davvero meriterebbe uno studio sulla sindrome da acquisto senza senso di novità tecnologiche) all’iPad grande. E pure all’iPhone5. Oltre che a un Kindle per leggere. E a un Kindle Fire che “non si sa mai, può servire, in America va molto di moda”. Invece che seguire le mode del momento e pensare che avere l’ultimo oggettino della mela morsicata può fare la differenza per farvi notare in una riunione o in un convegno, riflettete. Su quello che vi serve. Sulle esigenze di lavoro che avete. Su quello che siete in grado di imparare a fare con un nuovo strumento tecnologico. Perché nonostante anche l’iPad si possa sfiorare non va confuso con la lampada di Aladino.

Volete comprare uno smartphone ma anche un tablet nuovi di zecca? Siete indecisi tra iPhone, iPad, tablet e telefono Android o Windows Phone? Prima di tuffarvi sulla prima occasione del volantone Ipercoop sappiate che oggi Asus ha presentato PadFone 2, uno smartphone che “si alloggia” in un tablet e fa da entrambe le cose.

I due oggetti, seppure integrati, possono funzionare in modo indipendente. Lo smartphone è dotato di schermo da 4,7 pollici, sistema quad-core, con fotocamera posteriore da 13 megapixel e anteriore da 1,2 megapixel. Il tablet ha uno schermo da 10,1 pollici, risoluzione di 1280×800 pixel,  peso di 514 grammi. Insomma tanti paroloni e tante cifre per dire che questo oggetto è davvero interessante. In Italia arriverà giusto giusto per Natale. Se non sapete cosa regalarvi o regalare insomma…fateci un pensiero!

Un abbraccio può essere virtuale? Stiamo sui social network, è vero. Ci trascorriamo un bel po’ di tempo a condividere momenti delle nostre giornate, a scambiare quattro chiacchiere se andiamo in chat, a postare le nostre foto se ci va di “metterle in comune”. Ma davvero abbiamo bisogno di abbracci virtuali? Ve lo chiedo perché è stata presentata una giacca, Like-A-Hug, ideata da una studentessa del MIT Melissa Chow, che ad ogni Mi piace che qualcuno clicca sui nostri post di Facebook attiva un sistema infernale di fili che fa gonfiare il giubbotto e dovrebbe darci la sensazione dell’abbraccio.
A parte la mia associazione mentale con il misuratore di pressione automatico che di suo mi dà un bel fastidio, ho pensato a quanto questo sistema possa essere “invasivo”. Sì perchè spesso, anche se scriviamo su Facebook, non è che poi andiamo a contare il numero dei Mi piace (ma soprattutto forse non è con un Mi piace che si vuol dire t’abbraccio). Ci può far piacere sì aver scritto una cosa che interessa, ma…al punto da ricevere un abbraccio ad ogni Mi piace, anche no.
A parte questo, mi fa una gran tristezza pensare che qualcuno possa aver pensato all’abbraccio come ad una cosa esclusivamente meccanica. Come un qualcosa da riprodurre in laboratorio. L’abbraccio virtuale è una parola gentile, un messaggio per salutarci se siamo distanti, una faccina che sorride, una frase giusta in un momento in cui ne abbiamo bisogno, una telefonata quando non ce l’aspettiamo. L’abbraccio è questo. Non è certo un meccanismo che ti toglie l’aria stringendoti in vita.

Tra i piccoli oggetti che nelle giornate in cui vorresti espatriare senza ritorno possono fare la differenza c’è questo: una tastiera per smartphone che consente di scrivere agevolmente anche se non hai le dita di un bambino.

L’americana CTX ha infatti presentato una tastiera virtuale delle dimensioni di un portachiavi che in realtà è un mini proiettore laser che disegna sul tavolo una tastiera Qwerty full size interfacciata via Bluetooth.

Solo se vi siete persi qualche puntata: la tastiera virtuale sembra fantascienza ma non lo è da parecchio. Solo che quelle presentate finora sono sufficientemente ingombranti. Questa invece sta nel portachiavi. Pronti a spendere 99 dollari?

Volete diventare più “tecnologici”. Lo avete deciso perché avete capito che ormai il rifiuto del computer non si può più sostenere o semplicemente perché vostro figlio vi ha preso in giro una sera intera perché non sapete neppure cos’è una ram. E allora pensate che si deve partire necessariamente dal rinnovo del “parco auto”. Un po’ come chi per convincersi a guidare meglio decida di comprare una macchina nuova. Per farlo vi fiondate sull’ultimo volantone arrivato dentro la cassetta delle lettere, guardando subito ai bei portatili o ai tablet che vi farebbero sentire già molto ma molto più “al passo”. Sbirciate le caratteristiche (non ci capite più di tanto ma vi fidate) e di solito cerchiate il portatilone che costa di più. Del resto, lo dice anche il proverbio che “Chi più spende…”Ma invece non è così. Funziona (solo a volte) con altri elettrodomestici, ma la scelta del vostro compagno di avventure tecnologiche non si può fare in questo modo. Dovete partire dalle vostre esigenze. Dovete chiedervi realisticamente cosa pensate di fare col vostro pc da qui ai prossimi dodici mesi. Inutile pensare ad un investimento per il vostro futuro. Il futuro è davvero troppo prossimo per questo oggetti.

E allora fatevi queste domande:

Utilizzo questo pc in viaggio? Perchè se la risposta è “Sto sempre a casa” è inutile che vi regaliate un portatile.

Mi serve usare altri programmi che non siano i classici per scrivere, fare di conto e navigare su Internet? Se la risposta è no non avete bisogno di un quantitativo smisurato di RAM o di schede grafiche all’ultimo grido.

Voglio giocare con questo aggeggio? Se pensate di Sì, le caratteristiche della vostra macchina dovranno tenerne conto e dovrete spendere qualcosa in più.

Ho bisogno di un qualcosa di leggero per guardare la posta e navigare fuori casa? Se è questo allora conviene guardare la sezione dei tablet.

Per le caratteristiche chiedete e fidatevi. Ma non pensate di fare bella figura semplicemente passando un dito su un Ipad. Ormai ce l’hanno tutti e questa cosa non funziona più 😉